Io, regina delle alcove

04

Questa sera non chiedetemi dove sia finita la mia poesia. Se sperate di trovarla fra le mie parole abbandonate le illusioni. Anzi, vi dico di più. Smettete di leggere, passate oltre!

Me la sono venduta. Sì. Per un pugno di mosche. Anzi, per un pugno e basta. Sferrato a tradimento, quando meno te lo aspetti.

La belva è sempre in agguato, pronta a sputarti addosso tutta la sua meschinità.
Ma quante maschere e quanti pochi volti!! Quante ipocrisie celano panzane, quanto cianciare, quanto criticare, sperando di potersi lavare di dosso la melma di cui si è densi. Non sentite quanto tanfo intorno? E’ merda. Questa sera la mia poesia diventa rabbia, signoria, lussuriosa egemonia.

Sarò monarca, regina delle alcove, sovrana di corpi ossequenti. Scoperò fino a sentire male alle ossa, finchè avrò fiato e mi reggeranno le gambe. Tirerò le redini del gioco come un abile burattinaio, userò la lingua per placare la sete e berrò l’ultima goccia di sperma solo quando ne avrò spremuto l’estrema lacrima. Le mie dita smaniose scandaglieranno ogni angolo segreto per trovar le risposte che si celano nei respiri degli amplessi, quando il corpo è teso e la mente fiacca, serva, arresa. Saccheggerò nei ventri e farò razzia di carne perchè è il sesso il mio campo di battaglia. Condurrò il mio corpo sui corpi che prenderò nel mio e poi abiterò per sempre, sovrana. E il mio trono sarà una dama, il mio scettro una verga.


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