Il più ghiotto dei banchetti

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“A pranzo c’era Elide.
Appena è arrivata le ho chiesto di togliere gli abiti.
La padrona di casa sono io.
Le ho preparato del filetto in salsa rosa.
Lei mi girava intorno, circuendomi.
Umida, delicata.
Mi sfiorava il corpo, palpeggiandomi.
Lambiva le mie carni titillando i seni sulla mia schiena.
Sentivo il suo odore, la sua voglia impaziente.
Ma io so aspettare e l’attesa mi rende ebbra.
L’ho fatta adagiare sul divano e le ho servito il filetto su un vassoio.
Ho tagliato la polpa in piccoli pezzi
e glieli ho infilati in bocca con le dita, uno alla volta.
Lei mangiava il filetto ed io mangiavo lei.
La mangiavo con gli occhi e con il naso,
respirando l’odore salmastro dei suoi umori.
Le ho versato la salsa sui seni.
Piccole prominenze ribelli.
I suoi gemiti erano afrodisiaci.
E il suo corpo era il più ghiotto dei banchetti…”


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