Ancora Elide…

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Riflettevo su quanto la vita sia imprevedibile. I suoi imponderabili colpi bassi sferzati a tradimento arrivano come fulmini a ciel sereno a sviare anche i piani più plausibili. Ero lì, con le sue carni nude fra le mie, a saggiare i sapori liquidi della sua impulsiva emotività, pronta a dare e a prendere tutto ciò che mi si offriva alla vista e al tatto. Il suo collo sinuoso e profumato, la curva timida dei suoi seni, l’incedere serpentino del suo ventre e la peluria sul suo pube proteso erano come tele sgombre sulle quali avrei dipinto tutta la mia lussuria…se solo avesse taciuto. Dalle sue turgide labbra schiuse all’impudenza della mia lingua, è uscito il più gretto dei lamenti:

–          Devo fare la cacca.

La frase ha sortito lo stesso effetto di una doccia fredda. Mi sono scostata.

–          Vai pure – le ho detto mentre cercavo di dissimulare l’imbarazzo.

–          Qui. Adesso.

Non credevo alle mie orecchie. Ne ho viste e sentite di tutti i colori. Potrei fare un elenco di situazioni paradossali vissute associando ogni sorta di parafilia. Dalla scatologia telefonica alla clismafilia, passando per pissing e zoofilia.  Ma la coprofagia no…non mi era ancora capitata!

Quello che più di ogni altra cosa mi ha lasciata interdetta è la sua scelta incondizionata. Non abbiamo mai avuto modo di comunicare prima se non quella sera al bar, e solo ed esclusivamente attraverso un gioco fatto di sguardi e di ammiccamenti. In base a quali bizzarre congetture aveva ritenuto ammissibile che io accettassi che mi defecasse addosso e che lo trovassi addirittura eccitante? E poi, quella richiesta sfrontata e temeraria, dopo appena cinque minuti di petting e perdipiù al primo appuntamento! Era troppo, anche per la mia filantropica benevolenza. Così, senza altro indugiare, ho preferito chiarire subito le mie perplessità:

–          Non ho nulla contro le perversioni. In alcuni casi le trovo peculiari e stimolanti. Ma così non ce la faccio. Mi dispiace.

Stavo per andare via quando ho notato una lacrima impertinente rigarle il volto e finire prima sul suo mento ossuto e poi sul piccolo seno.

–          Diamine! Non ci conosciamo neanche! – ho asserito sprofondando nella poltrona di pelle alle mie spalle.

–          Sono Jo. Cos’altro ti serve sapere?

–          Ho trovato la tua richiesta spudorata e prematura. Tutto qui. Non prenderla sul personale…ognuno ha i suoi tempi. Come fai a chiedere una cosa tanto intima alla prima che incontri per strada e che ti dimostra un minimo di attenzione? Un rifiuto mi sembra plausibile! Al contrario il tuo disappunto ha del paradossale!

–          Non ti ricordi di me? – mi ha chiesto accovacciandosi per terra tanto vicina da sfiorarmi le scarpe con i piedi nudi.

–          Si, qualche sera fa nel bar di sotto!

–          Nient’altro?

–          No – le ho risposto in tutta franchezza.

–          Sono venuta nel tuo centro estetico un paio di volte per fare dei massaggi drenanti. La prima volta sei stata cordiale ma distaccata, molto professionale. La seconda volta invece mi sei sembrata disponibile.

–          Lo sono sempre con tutti i miei clienti. Ma, mi spiace ammetterlo, non mi ricordo di te.

–          Nel  frattempo ho cambiato pettinatura e tinto i capelli. Quando sei venuta per l’aperitivo con i tuoi amici ho creduto che fossi lì per me. Invece a quanto pare mi sbagliavo.

–          Permettimi. Tutto ciò non giustifica la tua ingenua leggerezza.

–          In realtà tu mi sei più familiare di quanto immagini. Sono venuta nel tuo beauty center per conoscerti personalmente. Ero appena uscita da una storia con una ragazza che non aveva fatto altro che parlarmi di te. Ti odiavo. Poi quando ti ho vista ho capito.

–          Chi? – le ho domandato facendo un balzo sulla poltrona.

–          Elide.

Ancora lei! Giuro che se l’avessi avuta di fronte le avrei cavato un occhio con la lingua e l’avrei ingoiato!

–          Cosa ti ha raccontato?

–          So molte cose di te. Eri la sua ossessione. Ogni pretesto era buono per infilarti in ogni discorso. Ninè, Ninè, Ninè!!! Eri ovunque, fuori e dentro al letto. Non ti nascondo che quando i ricordi si facevano piccanti restavo ad ascoltarla combattuta fra rabbia ed eccitazione.

–          E adesso cosa vuoi da me?

–          Avrei voluto vivere con te un’esperienza memorabile. Elide non ha mai assecondato le mie perversioni. Che stupida, ho creduto di poterti chiedere qualsiasi cosa. Ho rovinato tutto…mi dispiace.

La guardavo e cercavo di capire più di quanto il suo sguardo e le sue parole lasciassero trapelare. Sembrava sincera, così a nudo…dentro e fuori.

La linea morbida del suo corpo rannicchiato per terra e le nude labbra sporte che intravedevo nel mezzo delle sue cosce incrociate, nonostante la richiesta infelice, mi lusingavano ancora. Ma dovevo tornare a lavoro. Così mi sono congedata promettendole di richiamarla al più presto.

Conto di farlo stasera…non potrei mai far torto alle lusinghe di cotanta nuda bellezza.

 


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