All’ombra dei ricordi e dei distacchi

1146695_10201246070947190_736690436_nNon chiedermi perchè ti scrivo. Ne sento solo l’esigenza.

Così assecondo i miei pensieri che scorrono le dita su questa tastiera.

Approfitto di uno spazio concessomi.

Un microcosmo autogestito su cui mi prendo la libertà, la gioia e il dolore di fare comizi d’amore.

Oggi salgo sul mio pulpito sgangherato a parlare di noi.

Se chiudo gli occhi vedo i tuoi occhi nei miei occhi e il tuo sguardo è lo stesso di tuo figlio.

Mio padre.

Che uomo meraviglioso, che uomo tenero e integerrimo!

Così intento ad esser figlio perfetto da potergli perdonare anche la distrazione di esser stato padre a metà.

Genitore assorbito dai doveri materiali, la cui assenza era presenza sentita e commossa nel bisogno di compiacerti.

Figlio impeccabile, padre inconsapevole ma fiero e garante.

Nonno amato!

Avresti dovuto insegnargli la voce del verbo amare tradotta all’infinito.

Un verbo che abbraccia e accarezza.

Un verbo che sente e che è presente passato e futuro.

Un verbo non condizionale, ma partecipe participio, ciclopico infinito e gerundio sincero.

Non sdegnarti e sciogli il cruccio che rende il tuo ciglio turbato.

Io l’amo!!!

E l’amo nell’ incompletezza, nei suoi silenzi che mi urlano la mia inadeguatezza.

L’amo sopra ad ogni cosa e la distanza è un vuoto che rispetto ma mi scava dentro voragini che non potrà mai colmare nessun amante, nessun amore, nessun calore.

Nonno amato! Mi manchi.

Sei più bello adesso che sorridi.

Ricordi quelle sere in cui rientravo e tu eri lì ad aspettarmi sulla tua poltrona?

Quanto era bello sedersi vicini e chiacchierare. Respirare il tuo profumo di dopobarba e guardare i tuoi occhi, ascoltare la tua voce.

Un suono che sbiadisce e il tempo mi fa più paura.

Perchè si porta via la tua voce.

I tuoi racconti erano fotografie in bianco e nero nelle quali mi perdevo respirando tempi ed emozioni che facevo mie, perchè erano tue.

Ho il ricordo vivo dei tuoi sogni.

Volevi che mi laureassi e che diventassi un avvocato.

“CI SAI FARE CON LE PAROLE”, mi ripetevi compiaciuto.

Immaginavi la targhetta dietro la porta della tua casa, che sarebbe diventata il mio ufficio, che sarebbe diventato il tuo orgoglio.

Nonno qualche volta i sogni restano sogni e questo avviene quando non ci si crede abbastanza.

E il tuo sogno non era il mio sogno, e forse non ci credevi neppure tu.

Mi sono persa nel buio dei miei sbagli, son caduta frantumandomi ma poi mi sono ricomposta.

La mia materia è fatta di coraggio e di determinazione, di verità e di essere.

No nonno. Non sono un avvocato.

Il mio dono è poesia e le parole che intreccio sono la mia anima e il sogno che diventa destino.

Sono una donna che ha fregiato il suo nome del coraggio di essere.

Sono prole del tuo pupillo ma non sono la figliol prodiga.

Vorrei abbracciarti per sentire il tuo abbraccio e nutrirmi dell’autentico che mi puoi dare.

Puro, incontaminato.

Avrei voluto abbracciarti ancora prima che te ne andassi, ma la morte ti ha strappato alle nostre vite strappandole.

Indossiamo i brandelli di una famiglia che fu.

Ma questa famiglia fa acqua da tutte le parti.

Dove sono le voci, i sorrisi, i profumi della domenica dalle lunghe tavolate?

Dove sono?

E dove sei?

Nonno ti prego rispondimi.

Ricordo ancora quel venti aprile.

L’aria fuori soffiava il vento di primavera ma nel mio cuore le stalattiti della tua assenza trafiggevano gelando le ossa.

Fu la prima volta che vidi mio padre piangere.

Si era svestito del suo imperturbabile. Finalmente potevo guardare negli occhi la sua fragilità. Che era la mia.

Il tuo distacco ci ha riuniti nel rispetto sacro del dolore.

Ma è stato solo un attimo.

Poi tutto fra noi è ritornato silente, conforme, scontato.

Adesso vivo nella tua assenza, e nella sua.

La lontananza è come la morte, anzi peggiore.

Perchè dopo la morte c’è la rassegnazione.

Vivere nell’assenza di chi vive assente perchè ti rinnega è morire ogni giorno.

Nonno amato! Ti scrivo per scrivergli che ti amo e che lo amo e che se amore è, l’ amore ama.

Incondizionatamente e nella materia dell’essere.

Presente, vivo, vicino e carezzevole.

Io son madre compiuta e figlia smentita.

Sono donna a metà nell’insostenibile leggerezza dell’apparire.

 

Maddalena Costa

 

 


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