Comizi d’amore

934610_10201014377074988_1226024749_nL’appuntamento è per le dodici. Faccio le scale prendendomela comoda, sono in anticipo. Al citofono mi risponde una voce di donna, alla porta invece mi accoglie un giovane alto e magro, capelli riccioluti, faccia pulita.

< Buongiorno signora. Mi dica >

< Sono Maddalena Costa. Ho un appuntamento con Franz Lenti > gli rispondo mentre gli stringo la mano.

Mi sorride e mi invita ad accomodarmi nella sala attigua, un luminoso ed ampio quadrato con affaccio sul retro.

Resto in piedi, per potermi guardare intorno. Dalla finestra entrano gli odori tipici della nostra terra quando il sole è alto nel cielo ed è già “menza dia”. Odori di cibo che tuffa nell’olio e frigge, sprigionando prepotenti fumi odorosi che arrivano al naso e dal naso passano nello stomaco. E lo stomaco brontola.

Il giovane torna due minuti più tardi per avvisarmi che Franz Lenti sta arrivando.

Il direttore giunge dopo dieci minuti.

Mezz’ora più tardi sono già in strada.

Ho accettato la sua proposta.

Gli ho detto subito di sì, senza prendermi neppure dieci secondi per riflettere.

Ho a disposizione una settimana per scrivere un articolo su Grottaglie e il sesso.

Me ne andrò in giro con registratore alla mano a raccogliere le opinioni della gente e poi tirerò giù due righe nero su bianco.

Una sorta di Pier Paolo Pasolini in “Comizi d’amore”, ambientato in tempi moderni.

Così, tre pomeriggi più tardi, mi metto all’opera.

Dopo qualche “NO” dato senza troppe riserve (alla parola sesso la gente fa un passo indietro come se avessi una malattia contagiosa), finalmente incontro un gruppo di giovani disposti a rilasciarmi qualche dichiarazione.

< Non c’è sesso senza amore> asseriscono all’unanimità, e quando chiedo loro un parere sulla mentalità dei grottagliesi, mi rispondono < E’ un paese di merda. Ma non il paese, le persone >

Venti metri più avanti incontro una coppia.

Quarantenni, sguardo complice, sorriso malizioso. Comprendo subito che sotto sotto c’è qualcosa di estremamente interessante. Sono disposti a parlare, ma mi chiedono di spegnere il registratore.

Tiro fuori penna e taccuino , li guardo ed esclamo < Allora? Da dove cominciamo?>

Mi raccontano la loro storia.

Venticinque anni di matrimonio alle spalle, fatto d’amore e di alti e bassi, tre figli maggiorenni e un’ottima posizione sociale.

Si sono traditi vicendevolmente e perdonati, consapevoli delle curiosità che hanno spinto entrambi a cercare “altrove”.

< Ci siamo cresciuti>, dichiarano,< Stiamo insieme dalle superiori e maturando è normale avere degli impulsi verso altra gente. Quando non fai le esperienze al momento giusto ti resta un vuoto che prima o poi vuoi colmare. E devi farlo, diventa una questione di identità, di sopravvivenza >

Mentre si raccontano li osservo. Si tengono la mano e si sorridono, mi guardano dritto negli occhi, senza mai distogliere il loro sguardo dal mio se non per lanciarsi occhiate di intesa.

Ad un certo punto la rivelazione, che accolgo senza troppa sorpresa.

Sono scambisti.

< A Grottaglie ci sono tantissime coppie che fanno scambio >, mi raccontano  sorseggiando una cedrata, < Noi, per ovvie ragioni, preferiamo non incontrare persone del posto. Anche in questi giri c’è gente poco rispettosa: coppie di amanti oppure di convenienza. Noi pretendiamo giocare alla pari, con chi mette in ballo gli stessi sentimenti, le stesse emozioni. Se non c’è rispetto non c’è gioco.>

Dei Grottagliesi mi dicono < Gente piena di pregiudizi, schiava delle apparenze e del giudizio altrui, che spesso rinuncia alla propria serenità pur di non dare adito ai pettegolezzi. Infelici, maldicenti e frustrati. Coppie convenzionali che considerano la nostra una trasgressione esecrabile e sudicia e la loro attitudine al tradimento un risvolto normale della vita di coppia. Un punto di vista che assolutamente non condividiamo.>

Ci salutiamo, dopo una chiacchierata durata un’oretta.

Proseguo la mia avventura. Meta: Giardini Colombo.

La piazza è piena di gente di ogni età. Gruppi di pari fanno comunella sulle panchine chiacchierando del più e del meno.

Mi avvicino a tre ragazzi e rompo il ghiaccio andando subito al sodo. Secondo loro il sesso è una pratica che aiuta a crescere e in famiglia se ne guardano bene dal parlarne.

< Le ragazze sono troppo aperte>, mi confida il più adulto< a quattordici anni pretendono di uscire con un venticinquenne solo perchè è bello ha un lavoro e la macchina. Magari ci farebbero pure sesso, ma con me non attacca, preferisco le mie coetanee, mi danno più soddisfazione>

Alla domanda < Cosa pensate degli omosessuali?> mi si apre uno scenario raccapricciante.

< E’ una malattia>, mi risponde uno dei tre.

< Hanno subito un trauma da piccoli>, dichiara ingenuamente il più giovane.

Mi sono trattenuta dal gridargli senza mezzi termini che il trauma forse lo  ha subito lui.

< Li teniamo a debita distanza. Se dovesse entrare un gay nella nostra comitiva gli diremmo chiaramente “o tu o noi”. Ma non li picchieremmo, li lasceremmo comunque vivere.>

Dopo questa autorevole lezione di educazione civica mi concedo ringraziando e mi avvicino ad un gruppo di signore. Due di loro al mio arrivo si allontanano subito. Un’altra, seduta sulla panchina a sventolarsi il faccione impiastricciato di fondotinta di un tono più scuro del suo incarnato naturale, inveisce:< Non mi interessa chi sei e quello che hai da dire, e nemmeno quello che hanno da dichiarare le altre>

La osservo meglio, avrà l’età di mia madre. Solo che la mia mamma è una bellissima donna; lei, se fossi un uomo, sarebbe di quelle che abborderei solo  sotto l’effetto di droghe pesanti.

Le sorrido e la lascio ad origliare. La signora seduta di fronte mi guarda con disprezzo; gli occhi duri ma spenti, lo sguardo a mezza altezza.

< Abbiamo figli già grandi, non ci interessa il sesso e le problematiche degli adolescenti>

La guardo e provo compassione. Ecco una di quelle donne schiave delle credenze e indurite da un’educazione rigida e bigotta.

Mi allontano per raccogliere la testimonianza delle uniche tre disposte a lasciarmi delle dichiarazioni. Una di loro si limita solo a fare cenni con la testa, le altre due affermano < Noi donne siamo diverse dagli uomini. Loro farebbero sesso tutti i giorni. Noi ne faremmo a meno. Abbiamo raggiunto la pace dei sensi.>

Dopo un po’ di interviste lascio la piazzetta Colombo pensando a loro. Mi hanno confidato che quando finalmente decidono di accontentare i loro mariti sono appagate e soddisfatte. Ma io non riesco a crederci. Sono convinta che se una cosa piace la si fa volentieri, senza scuse. Non ci sono figli, impegni, pensieri, commissioni, mal di testa che tengano.

Scuse signore, solo scuse, e perdonate la mia franchezza!!

Ai piaceri della tavola ci viene difficile rinunciare, eppure ci rendono glicemiche e grasse. Il sesso è un collante, rilassa, tonifica e fa pure dimagrire!

Mentre mi perdo in queste congetture esistenziali un gruppo di uomini attira la mia attenzione.

Simpatici sessantenni dalla battuta facile.

Sostengono che i tempi siano molto cambiati e che le donne delle giovani generazioni abbiano un appetito sessuale talmente appassionato e insaziabile da sovvertire le vecchie abitudini.

< Sono gli uomini oggi ad avere il mal di testa, non le donne>, dichiara scherzosamente uno di loro, insegnante in pensione.

Più avanti ci  sono due belle signore. Mi avvicino sorridendo e con discrezione interrompo il loro chiacchiericcio sommesso.

Sono un po’ restie a lasciare dichiarazioni. Guardano con sospetto il registratore che tengo fra le mani.

Una delle due mi rivela: < A  Grottaglie c’è tanta gente ipocrita. Conosco coppie separate in casa che al di fuori delle mura domestiche vivono la relazione di coppia come se niente fosse. Hanno paura di uscire allo scoperto perchè temono il giudizio della comunità. Però lontano da occhi indiscreti ognuno ha la sua vita parallela.>

Mentre la donna mi parla sbircio l’orologio. Mezz’ora alle diciannove. Devo correre in chiesa prima della messa.

Becco il sacerdote ignaro fuori, vicino all’ingresso laterale.

Gli spiego il mio ruolo. Mi guarda con occhi sgranati. Mi dice che ne avrebbe di cose da dire sulla mentalità chiusa dei grottagliesi e sul fatto che siano “bloccati” nei confronti di tematiche sessuali, e non solo.

Ma, quando gli chiedo udienza, si defila con mille pretesti.

Peccato!

Raggiungo a piedi un bar del centro storico. Sono con il mio compagno. Il proprietario alla parola “sesso” si illumina di immenso.

E’ un omosessuale, si dichiara apertamente e non avrebbe problemi a lasciare un’intervista a viso scoperto. Molto simpatico, cordiale, giurerei che ci stesse provando con il mio fidanzato. “Mi vuole”, continua a ripetermi maliziosamente. Mi racconta la sua storia. Un passato ricco di esperienze e una madre emancipata, al quale deve tutto e della quale parla con occhi lucidi. E di un amore, l’ultimo, finito nell’ipocrisia delle convenzioni. Il suo amante, sposato con prole, dopo mesi di passione e di sentimenti veri, lo molla per tornare in silenzio da sua moglie e da una società che non ammette deviazioni.

Insomma, i miei comizi d’amore si chiudono così.

Tanta gente ha scelto la chiusura, altri hanno lasciato dichiarazioni chiedendomi di spegnere il registratore, altri ancora non hanno avuto problemi a dire la propria. Molti giovani, poche coppie, qualche adulto.

Tanti sostengono che Grottaglie sia chiusa, altri che sia aperta.

Per motivi di spazio non posso trascrivere tutto ma voglio chiudere con un pensiero di Pier paolo Pasolini:

La libertà sessuale è necessaria alla creazione? Sì. No. O forse sì. No, no, certamente no. Però… sì. No è meglio no. O sì? Ah, incontinenza meravigliosa! Ah, meravigliosa castità!”

 

Maddalena Costa.

“Comizi d’amore”, buona la prima.

Articolo pubblicato su “LIVU'” n°65, Luglio 2013


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