Meraviglia e spettinato

download (4)Primo agosto. Sono le tre del pomeriggio. Raggiungo il centro storico  e parcheggio a una cinquantina di metri dalla mia destinazione.

Quando arrivo Francesco ha occupato il tavolo posizionato a ridosso dell’entrata laterale del suo bar e mi aspetta fumandosi una sigaretta.

Ha il solito sorriso rassicurante e la sua voce è cortese e modulata.

Mi siedo di fronte a lui, tiro fuori il registratore e parto spedita:

“Parlami di te.”

“Sono Francesco Petrosino, nato a grottaglie il 7 marzo del 1978. Sono un omosessuale.”

Ha uno sguardo confortante e mi guarda dritto negli occhi.

” La mia è stata un infanzia particolare. Sono cresciuto senza padre, allevato amorevolmente da una madre adulta che per la seconda volta nella vita si ritrovava a tirar su un figlio tutta sola.”

“Hai fratelli?” gli domando.

“Si. La mia mamma si è sposata giovanissima. Cinquanta giorni dopo aver partorito mio fratello è rimasta vedova. Dopo 22 anni ha dato alla luce me e si è ritrovata nella stessa situazione per motivi che non sto a specificare.”

Lo guardo cercando di capire.

“Non ho conosciuto mio padre. Quello che so di lui l’ ho appreso da mia madre e da qualche parente. Viveva a Roma e pare che non se la passasse male. Era un rappresentante di alta moda, aveva un enorme appartamento su via Veneto e guadagnava trenta milioni a settimana. Quando a undici anni mi misi in testa di fare lo stilista a mia madre venne un colpo. Ma era solo un capriccio.”

Francesco porta il cognome della sua mamma. Dice che lui e suo fratello sono figli della stessa madre ma di due donne differenti. Quando, nel 78, sua madre lo partorì, era una donna più consapevole ed emancipata di quanto non lo fosse negli anni cinquanta, epoca in cui diede  alla luce suo fratello maggiore.

“Qualche anno fa mi presentai in una masseria dei paraggi per lavorare come cameriere”, mi racconta.

“Uno dei proprietari mi rivelò di conoscere mio padre. Lì per lì pensai che si fosse sbagliato, ma poi quando mi fece nome e cognome restai basito. Mi confidò di riconoscere in me il suo stesso vezzo di abbinare la cravatta alle calze e al fazzolettino che portavo nella giacca.”

Sorride ma negli occhi colgo un velo di malinconia.

Francesco è stato un bambino speciale, segnato da un destino singolare ma baciato dalla fortuna di avere una mamma eccezionale. Lei gli ha trasmesso il coraggio e un forte senso del dovere.

Immacolata Petrosino. “Prima estetista, prima profumiera, prima minigonna, primo rimmel, primo rossetto, prima tinta di Grottaglie”, esclama orgoglioso raccontandomi di sua madre.

“Era la quarta di cinque figli ed aveva le idee chiare sin da bambina. Con la prima paghetta si regalò l’acqua di colonia della Atkinsons e ogni volta che se ne metteva due gocce sul collo mia nonna storceva il  naso ed esclamava < Mamma mea c’eti stu fiezzu?>. Quando è rimasta vedova aveva appena vent’anni. Ha portato il lutto per due ma poi ha deciso di infrangere le regole e di liberarsene. Da quel momento per il paese e per i parenti è diventata la vedova pericolosa.”

Sin da bambino ha una forte propensione per tutto ciò che è arte.

“Quando sono su un palcoscenico ho la piena consapevolezza di me. Ci sono tutto: mente, corpo e cuore”, esclama sognante.

Ancora poco più che bambino si iscrive al corso di danza moderna e contemporanea e si paga le lezioni facendo il cameriere nei bar.

Nel 1998, dopo il diploma, si trasferisce a Roma.

Si laurea in cinema, televisione e produzione multimediale e continua a coltivare le sue passioni e i suoi sogni.

Studia psicologia, danza, e teatro.

La sua insegnante di storia e critica del cinema gli trasmette la passione per il cinematografo.

Realizza il suo primo cortometraggio che viene proiettato in lungo e in largo per lo stivale riscuotendo un discreto successo.

Partecipa ad Amici di Maria De Filippi, a Carramba Che Sorpresa e allo show dedicato ai primi quarant’anni della pop star Madonna.

Mette in scena un monologo, lavorando all’assemblaggio di testi di vari autori.

Porta il suo spettacolo anche a Grottaglie, al teatro dei padri gesuiti.

Il monologo si intitola Peccato Originale, e parla dell’illusione legata al sesso libero, vissuto come una utopia, come stato irraggiungibile, minato dall’educazione, dalla chiesa e dall’inconveniente delle malattie come la sifilide e l’aids.

Durante la rappresentazione teatrale di Peccato Originale lo notano alcuni impresari che gli propongono di fare la Drag Queen, sottolineando la sua somiglianza con Liza Minelli.

” Su due piedi ho detto subito di no”, mi confida, “non mi ero mai accorto di tale somiglianza e tutt’ora la ignoro. E poi pur essendo un omosessuale non mi sono mai sentito a mio agio nelle vesti di una donna. Io sto benissimo nel mio corpo. Quando mi hanno proposto 250 euro per dieci minuti di spettacolo mi sono preso qualche giorno per riflettere e alla fine ho accettato la proposta!”

Le nostre risate si confondono con il rombo delle auto che continuano a sfrecciare a due metri dal nostro tavolo. Sono le quattro di pomeriggio e Grottaglie si risveglia dalla pennichella pomeridiana per tornare al tran tran del lavoro e delle incombenze.

Lo salutano tutti e lui risponde educatamente, sollevando la mano destra e sventolando le dita, con un gesto tipicamente femminile.

Un giovane ci interrompe. Arriva a piedi. È alto e indossa un paio di occhiali scuri. Gli chiede delle indicazioni stradali. Lui si alza, gli si avvicina.

Si allontanano, li guardo confabulare.

Penso che il nuovo arrivato ci stia provando spudoratamente.

Si solleva gli occhiali e continua a guardarlo.

Lui guarda Francesco e Francesco guarda la strada. Sono tenerissimi.
Dopo cinque minuti mi raggiunge, ha un sorriso malizioso.

Lo sconosciuto è andato via.

Non ho bisogno di chiedere nulla, le risposte sono scritte nel suo sguardo.

Avevo ragione. Il tipo ci provava.

“Quando sei ritornato a Grottaglie?” gli chiedo sorseggiando la mousse di caffè che mi offre compiaciuto.

” Nel 2009, a causa della malattia di mia madre che poi l’ha portata alla morte. Ho lavorato in vari bar della zona e poi ho accettato di gestire il Nomine Rosae, come fosse un segno del destino.”

“Perchè?”gli domando.

“Vivevo un momento particolare della mia vita. Una storia d’amore. Questo bar sorge dove anni fa si collocava la bottega di fiori di mio nonno, dove lavorava mia madre. Il bar ha il nome di un fiore e una delle strade per arrivarci è Largo Immacolata, il nome della mia mamma. E questa è Via Risorgimento al secolo Piazza Maddalena. E Maddalena sono io!”

“Maddalena sono io!”esclamo divertita.

“No tesoro. Ti sbagli di grosso. Non vorrai mica litigare su chi fra le due è Maddalena?”

Si accende una sigaretta. Mi guarda malizioso. Mi sento a mio agio, mi sembra di chiacchierare con una delle mie amiche.

“Raccontami del tuo coming out”.

Fa un respiro più intenso.

“Avevo venti anni. Ero innamorato e avevo bisogno di condividere quella gioia con mia madre. Così le dissi tutta la verità. Lei cadde dalle nuvole, non se lo aspettava. Mio fratello era un latin lover e mia madre pensava che le ragazze che mi portavo in camera fossero tutte fidanzatine. Invece erano solo confidenti con cui parlavo di progetti di vita e di ragazzi. Ma fu solo un momento. Mia madre continuò ad amarmi come prima e più di prima.”

Mi racconta della sua copertina di Livù, dove veniva immortalato vestito da Drag Queen e del rapporto con i suoi compaesani.

“La mia fortuna è il mio carattere. Io sono diretto, schietto e sincero. Se non ti piace la mia omosessualità il problema è tuo. Puoi cambiare strada o bar. Io resto quello che sono. I miei clienti sono persone fantastiche e nel mio bar c’è una selezione naturale assolutamente lontana da ogni tipo di pregiudizio. L’emancipazione è anche un’opportunità. Ci sono persone che restano chiuse negli stereotipi ed altre che allargano il proprio punto di vista per adattamento alla vita, per evoluzione. Vedi chi studia, chi ha storie particolari, chi viaggia. È gente aperta. L’ignoranza è il peggior male.”

Dell’ omosessualità dice” Per me omosessuale è una definizione errata. Si dovrebbe parlare di omosentimentalità. Io vado a letto anche con le donne ma non potrei mai innamorarmi di loro. Mi definisco omosentimentale.”

“Non bisessuale?” gli chiedo.

“La bisessualità è una grande farsa. Il dito dietro il quale molti uomini si nascondono per non ammettere la propria omosessualità. Qui a Grottaglie, più che a Roma, ci sono tantissimi uomini che vivono nell’infelicità di vite false votate al sacrificio dell’apparire, che scelgono di restare al fianco di donne che non amano e che hanno amanti dello stesso sesso con i quali non avrebbero mai il coraggio di farsi una vita. Vigliacchi e infelici. ”

” Pensi davvero che il giudizio della gente sia l’ostacolo insormontabile alla propria felicità?”

” Spesso questi uomini sono anche padri e fanno scelte di convenzione per il bene dei propri figli, perchè non si dica di loro Ecco quello è il figlio del ricchione.”

“Sei innamorato?”

Non risponde. Abbassa lo sguardo e si accende un’altra sigaretta.

” Vengo fuori da una storia importante, la storia della mia vita. Credo che non potrò mai più amare come ho amato lui. Faccio un lavoro impegnativo, che mi aiuta a distrarmi. Non mi mancano le avventure ma non ho nè la voglia nè il tempo di impegnarmi ancora. Se voglio scopare mi basta volerlo. Una volta un tizio di Grottaglie mi ha abbordato a Piazza Del Congo. Continuava a ripetermi Francesco Petrosino questa notte sarai mio. Pensavo scherzasse. Qualche ora più tardi mi sono ritrovato nel suo letto. Ho saputo che si sposava il giorno dopo. Io sono stato la sua ballerina di lap dance, il suo addio al celibato.”

“E il tuo grande amore?”

“Passo i giorni nella paura che lui mi cerchi ancora.”

” Paura?”

” Certo. Paura. Prechè questa volta lo vorrei tutto per me, non lo lascerei più andare via.”

Ha la voce che trema e gli occhi lucidi. Gli si è spento il sorriso sulle labbra che continuano a tirare l’aria attraverso il filtro della sigaretta che inspira rabbioso.

“Anche lui ha fatto la sua scelta. È un uomo bellissimo che abita in un paese vicino. Siamo stati insieme un anno e mezzo. Mi accontentavo dei ritagli di tempo sottratti a fatica a moglie, lavoro e figli. Ma mi amava. Nessuno mi ha mai guardato come mi guardava lui. Ho scritto una favola sulla nostra storia, l’ho chiamata Meraviglia e Spettinato. Una delle prime volte in cui mi ha piantato mi ha lasciato il suo cellulare con una scheda che usava solo per me. Ho scoperto che mi aveva registrato sotto la voce MERAVIGLIA. Lui Spettinato lo era davvero, aveva sempre i capelli in disordine! Nella fiaba Meraviglia gli procura il pettine più bello del reame, degno della sua bellezza, ma Spettinato decide di usarne uno come tutti gli altri. Alla fine Meraviglia resta tale, ma entrambi continano la vita nell’infelicità.

Lui è rimasto incastrato nel suo disegno, arreso al ruolo che la società gli ha imposto. Ma il suo cuore è mio, e il mio suo.”

È molto provato. Si è messo a nudo. Mi fa tanta tenerezza.

Lo ringrazio per l’intervista resa a cuore aperto e gli chiedo se vuole aggiungere qualcosa.

“Ogni tanto bevo un bicchiere di troppo. Sono consapevole del male che mi faccio e amici e colleghe non fanno che ripetermelo. Ma la molla del cambiamento è la decisione. E quella spetta solo a me. Questa regola vale sempre, nel lavoro e nella vita privata. La mia ultima relazione è stata una lotta persa perchè non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire. Tutti dovremmo vivere la vita al meglio, lavorare di meno e fare l’amore più spesso.

Noi viviamo due vite, la seconda inizia quando comprendiamo che è una sola, perciò, come diceva Oscar Wilde,

“Vivere è la cosa più rara al mondo. La maggior parte della gente esiste, e nulla più”

 

Intevista a Francesco Petrosino a cura di Maddalena Costa

 

 

 

 

 

 

 


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