“Zapatos Rojos”. Rosso come l’amore e come il sangue

images (3)Era una sera di fine Luglio. Passeggiavo con il mio cane.

Il quartiere delle ceramiche di Grottaglie era insolitamente gremito di gente. Mi feci largo fra la folla e mi avvicinai al piccolo triangolo di asfalto che spesso ospita I comizi del movimento cinque stelle.

All’interno c’era un gruppo folto di gente e enormi casse altoparlanti diffondevano nell’aria la voce di un uomo. Non era una manifestazione politica, presentavano un libro. IO SO CARMELA.

Fui subito rapita dall’atmosfera che si respirava in quella notte coperta dalle stelle che qualche ora dopo avrebbero tracciato fili d’oro squarciando il buio per strappare desideri.

Tra la folla donne di tutte le età, vestite di rosso.

Una fra tutte, visibilmente emozionata, aveva lunghi capelli biondi e faccia pulita.

Sembrava uscita da un dipinto di Renoir.

Mi si avvicinò per chiedermi se fossi Maddalena Costa. Ci stringemmo la mano.

“Piacere, sono Marcella Trani” Mi sorrise e tornò subito fra la gente.

Era l’organizzatrice della serata. Lo compresi il giorno dopo, quando trovai su facebook le risposte a tutte le mie domande.

Mi ero imbattuta per caso in una manifestazione organizzata da lei e ne ero stata decisamente colpita.

Un evento riuscitissimo. Un connubio di atroce verità e malinconica poesia.

Testimonianze di donne vittime di violenza alternate a momenti di spettacolo in cui  bellezza e creatività tutta al femminile urlavano a gran voce l’esigenza di un cambiamento. Possibile. Tangibile.

Mi ripromisi di contattarla, per fare una chiacchierata e tirar fuori un meritato articolo per il mio blog.

 

Poi qualche giorno fa noto su facebook un link su un nuovo evento. Scarpette rosse. Ancora lei.

Rompo gli indugi e le mando un messaggio.

Così…

 

 

Ciao Marcella.  Vuoi raccontare ai miei lettori qualcosa di te e spiegare perchè hai deciso di coordinare iniziative come quella di DONNE IN ROSSO?

 

Ho 25 anni, frequento la facoltà di Giurisprudenza a Taranto. Ho deciso di cimentarmi in iniziative no profit come quella di donne in rosso per portare le storie “mediatiche” al di fuori dello schermo televisivo. Come disse la fotografa Rita Vitali Rosati “diamo poco peso a quello che ci passa davanti agli occhi”. La notizia è sempre troppo veloce perchè noi possiamo riflettere sulla gravità di quello che ci viene mostrato.La violenza ci circonda e non ha un genere, è solo violenza. Quello che io vorrei trasmettere è l’importanza di tutelare la donna, non in quanto donna, ma in quanto essere umano. E’ un diritto di tutti e prescinde dal sesso. L’idea di realizzare eventi come donne in rosso è nata con l’obiettivo di portare una storia al di fuori della televisione o di qualsiasi altro mezzo di comunicazione. Portare le storie tra la gente, in piazza, riappropriandoci del confronto diretto tra individui, troppo trascurato a causa dell’abuso dei social network.

 Quella del 30 Luglio è stata la prima manifestazione da te organizzata. Sei riuscita a portare all’attenzione temi crudi e cruciali veicolando un messaggio di speranza attraverso espressioni artistiche di vario genere. Pensi che la creatività come comunicazione e momento di aggregazione possa essere un antidoto alla violenza?

Penso che l’unione possa essere il motore per tutto e unire a questo l’arte, che di suo è meravigliosa, possa rendere la cooperazione ancora più forte e soprattutto costruttiva. Picasso nella sua Guernica ha fatto questo. Ora non è mia intenzione paragonarmi a Picasso ma semplicemente far comprendere cosa io vorrei si concretizzasse nel mio Paese.

Gilles Vigneault diceva che “La violenza è una mancanza di vocabolario”. Cosa ne pensi?

La violenza è mancanza di comunicazione. La mancanza di principi e l’idea che io “in quanto tale” possa accaparrarmi il diritto di esercitarla su qualcun’altro. Ecco come nasce la violenza di genere, che sia nei confronti di uomini o donne, perchè siamo esseri umani ed è questo ad accomunarci. A volte lo dimentichiamo.

Un pò per indole, un pò per deformazione professionale, abitualmente mi faccio molte domande. Qualche volta non so darmi risposte. Ho sentito spesso in giro gente sostenere che parlare di violenza sulle donne, entrare nel merito delle storie con cruda dovizia di particolari, dia lo slancio di azione a chi cova sentimenti di rabbia repressa. Una sorta di emulazione alla follia. Mi chiedo perchè. Tu sai darmi una risposta?

Non saprei risponderti. Non voglio generalizzare nè affermare che le notizie che vengono proposte dai media possano indurre a uccidere qualcuno o possano far nascere in qualcuno il desiderio di emulazione. Io guardo il telegiornale e leggo i quotidiani, ma  non ho mai pensato di uccidere qualcuno.

Sulla tua pagina facebook,DONNE IN ROSSO GROTTAGLIE, ho letto di “Zapatos Rojos” di Elina Chauvet. Centinaia di paia di scarpe rosse da donna sistemate ordinatamente lungo un percorso urbano, per dire basta alla violenza. Ogni paio di scarpe, reperito attraverso l’attivazione di una rete di solidarietà, rappresenta una donna e la traccia di una violenza subita. Le scarpe ne ridisegnano lo spazio e l’estetica, visualizzando una marcia di donne assenti, un corteo che sottolinea il dolore che tale mancanza provoca  a livello sociale e familiare. “Scarpette rosse”.  Parlaci del tuo prossimo evento e di come la comunità potrebbe dare il suo tributo.

Conoscevo l’iniziativa della Chauvet dal 2009, lì le scarpette era 900, 900 ESSERI UMANI…è agghiacciante! 900 donne in un anno uccise per mano dei propri ex compagni, di uomini che le ritenevano di loro proprietà.

Il progetto Zapatos Rojos potrebbe avvicinare tutti alle storie di quelle donne, dare a quelle scarpe un volto o semplicemente una storia. Grazie all’aiuto delle attività commerciali Vanità e Fantasy sto raccogliendo scarpe vecchie che verranno tinte con acrilico ad acqua e poi donate ad un’associazione perchè vengano  regalate a chi ne ha bisogno. Ecco perchè useremo un prodotto facilmente lavabile.

Una curiosità: Donne in ROSSO. Scarpette ROSSE. Rosso come?

Il rosso per me attualmente è un colore bivalente. La passione, l’amore e il sangue.

“SE TOCCANO UNA TOCCANO TUTTE”. Una foto su facebook ti ritrae mentre reggi un foglio bianco recante questa frase scritta a caratteri cubitali. Quando potremo dire “Se toccano una toccano tutti”, secondo me avremo smantellato le reticenze di chi potrebbe insinuare che la tua sia una lotta sessista. Non credi?

Quella foto è per una campagna fotografica a sostegno di Marta, una donna no tav.

Marta è pisana, viene fermata, colpita alle spalle durante la fuga, la sera del 19 Luglio. La sua testimonianza racconta le manganellate alla schiena mentre è schiacciata per terra dagli scarponi di agenti di cui non riesce neanche a vedere il volto. La notte è satura di gas e lei non è protetta da maschere, a differenza degli agenti. La trascinano in due, uno le stringe il collo, dell’altro restano sul suo braccio le impronte livide della stretta. La trascinano mentre altri intervengono. Uno alza il manganello e le spacca la bocca (6 punti esterni, 2 interni), altri le palpeggiano il seno e il pube. E’ un coro di insulti, un gridare “puttana”. Sanguinante la portano dentro il cantiere, gli insulti e gli sputi continuano, ci sono i magistrati e anche una donna poliziotto che non porta conforto ma altri sputi e insulti e molestie verbali. Un medico di polizia raccomanda il ricovero immediato in Pronto Soccorso. Passeranno quattro ore. Quattro ore di sangue sul volto e sputi e insulti al suo essere donna. Dal Pronto Soccorso la rilasceranno indagata a piede libero. Non è il caso di farla vedere a un giudice…

La mia non è una lotta sessista, io parlo di rispetto non in quanto donna, perchè esigere rispetto solo perchè donna, mi farebbe cadere nell’errore di categorizzarmi. Io parlo di rispetto in quanto essere umano, categorizzare non mi piace particolarmente.

La violenza è mancanza di rispetto e ci sono varie forme di violenza. Anche quella nei confronti di un essere umano disarmato e di una persona coraggiosa e che crede fermamente in quello per cui lotta è violenza a tutti gli effetti.

Ti ringrazio a nome di tutte le donne e di tutti gli uomini  per i quali il tuo impegno rappresenta l’alba di un futuro migliore in un processo che passa attraverso la consapevolezza per sfociare in impegno sentito, costante e presente. In bocca al lupo.

Intervista a cura di Maddalena Costa

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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