“Bet”, un thriller incalzante con cui Fabio Tacchi vince la sua scommessa

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“Bet” di Fabio Tacchi – Thriller – Dunwich Edizioni

“Bet”, Dunwich Edizioni, opera prima del giovane scrittore Fabio Tacchi, è un thriller dal ritmo incalzante. Lo stile è privo di orpelli, scorrevole e lineare. Direi essenziale ed efficace. Le frasi sono brevi, asciutte, e i personaggi ben descritti e convincenti; geniali gli aspetti psicologici. L’autore, calandosi nei panni di Gertrude (soprannominata Bet), espone i fatti al presente e in prima persona. Una scelta stilistica che rappresenta il massimo della personificazione e che ho apprezzato soprattutto per i risvolti meritori dei fatti narrati. Il quadro psicologico di Bet è ben preciso e delineato, ed emerge in tutta la sua inquietante essenza attraverso intensi soliloqui e acuti flussi di coscienza. Bet è una giovane impiegata introversa e riservata. Sociopatica, come lei stessa si definisce. Le caratteristiche psicologiche della protagonista emergono dal racconto perfettamente corrispondenti al “quadro clinico” di un sociopatico, tranne che per il narcisismo tipico di chi è affetto da tale disturbo. Bet infatti, odia se stessa almeno quanto odia tutti gli altri. Cammina in punta di piedi in un mondo pieno di persone che non hanno nulla a che fare con lei e pensa che se vedessero la sua anima per quella che è in realtà, ne rimarrebbero inorriditi. Bet indossa una maschera che le consente persino di guardarsi allo specchio qualche volta e grazie ad essa può entrare nella tana del lupo senza essere scoperta. Gli unici momenti in cui si concede di esistere sono quelli passati su http://www.realkill.com; un sito in cui si fa riferimento a vari metodi di suicidio, casi di omicidio, attentati, tecniche di uccisione, chimica del sangue, veleni, libri thriller e trattati di biologia; e su cui Bet può commentare senza freni e condividere le sue opinioni con gente a cui, come lei, non importa di sembrare cinica o insensibile. Nel forum infatti incontra Hitch, Poe81 e Agatha, che, con i loro commenti al limite del socialmente accettabile, diventano suoi amici. Bet fuori dal mondo virtuale è una donna sola. Lei e la sua posticcia famiglia di carta che la osserva silenziosa dalle cornici poste sulla sua scrivania anche quando, per mille sterline, sfida i suoi amici con la scommessa di far sparire Adam, un uomo dall’identità costruita a tavolino, con l’intento di beffare i suoi compagni. Ma il colpo di scena è dietro l’angolo, pronto a gabbare Bet. La verità è assurda, agghiacciante: Adam Payson Barker, 1982, Clarendin Rd 42, è vivo, vegeto e vero! L’uomo che Bet si ritrova davanti è lo stesso che ha creato lei, riesce a riconoscere nel volto di fronte i lineamenti delle persone a cui ha rubato le foto per costruire il feticcio: la mascella pronunciata, il mento solcato da una leggera cicatrice, gli occhi scuri e affossati nel cranio e il naso leggermente storto verso destra. Come è possibile? Un brivido percorre la schiena nell’incalzare degli avvenimenti che si susseguono senza lasciare tregua, fino al finale, che non vi svelo per consegnare al lettore il gusto di approfondire e andare fino in fondo in una storia che, a mio avviso, merita ampio pubblico.

“Bet” è, quindi, un libro riuscito, in cui si evincono l’entusiasmo e l’ottima penna di Tacchi, autore esordiente.
Una domanda (e qui chiudo la mia recensione).
Sarà perchè mi piace quell’elemento hitchcockiano di credere che l’immaginazione della gente sia più potente di qualsiasi cosa possiamo per loro scrivere, mi chiedo se Tacchi non avrebbe raggiunto l’eccellenza creando un finale che lasciasse più spazio all’interpretazione.
Voi cosa ne pensate? Non vi resta che leggere “Bet”, Dunwich Edizioni, ebook o cartaceo, disponibile su Amazon.


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