INTERVISTA A LISA TERZI , AUTRICE DI “ZETA”, INTENSA E CRUENTA RACCOLTA DI ORGASMI

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“Zeta”, raccolta di racconti erotici edita da Lettere Animate nella collana Carnet Érot(i)que, è l’opera prima di una giovane pugliese che ha scelto di svelare le proprie fantasie utilizzando lo pseudonimo “Lisa Terzi”. Fin qui nulla di inusuale, considerando la mole di autrici erotiche che, per ovvie ragioni, si avvalgono di un nome fittizio. Le motivazioni di Lisa però, sono legate alla natura delle sue pulsioni e, quindi, dei suoi orgasmi, racchiusi in questa raccolta intensa e cruenta della quale riportiamo uno stralcio tratto dalla sinossi.

Lasciatevi andare mentre passeggiate tra le grida e il sangue, liberi, tra lo schiocco della frusta e le lame dei coltelli, tra l’odore della paura e quello dell’eccitazione. Fate un passo indietro se non vi sentite ancora pronti, perché tra queste pagine troverete solo malvagità, senza filtri. Se invece lo siete, lanciatevi senza pensieri tra tutti gli orgasmi di Lisa, ed è sicuro che ve ne pentirete”

 

  • Lisa, il tuo è un romanzo erotico molto particolare. Cominciamo dal titolo. Perché “Zeta”?

La domanda più difficile. La motivazione ha a che fare con la mia prima esperienza bdsm. Avevo 20 anni, lui era poco più grande di me. Ci siamo conosciuti su Facebook. Dopo infinite chiacchiere mi ha dato il suo numero per il nostro primo incontro. Io non sapevo come salvarlo sulla memoria del cellulare. Vista la mia inesperienza, per me lui è stato una sorta di Dio. Così, non volendo utilizzare il suo nome perché mi sembrava una mancanza di rispetto (se ci penso adesso mi sento così stupida!) e non volendo scrivere “Padrone” (immaginavo la scena a tavola in cui mia madre urla: “Lisa! Padrone ti ha inviato un messaggio!”), ho optato per qualcosa che avesse a che fare con la fine. Zeta rappresenta la fine della mia repressione. Questo titolo è in suo onore.

  • Hai deciso di raggruppare i racconti erotici in trentanove capitoli, che chiami orgasmi. Vuoi spiegare il perché di questa scelta?

È esattamente ciò che sono. I miei orgasmi. L’incontro con i miei inconfessabili sogni, il desiderio di mettere per iscritto tutti quei dialoghi, quelle scene che mi attraversavano la mente. Un po’ di ordine nell’irrazionalità del momento. Nessuna ragione particolare, solo ordine tra le tante immagini, tra tutti quei dialoghi. I miei orgasmi sono come tanti piccoli film.

  • Hai scelto di pubblicare “Zeta” utilizzando uno pseudonimo. Come credi che reagirebbero amici e parenti se scoprissero che tu sei l’autrice di una raccolta erotica tanto intensa quanto cruenta?

Preparo le valigie e cambio nazione! Certi racconti non sono accettati nemmeno nel mondo bdsm, nel quale tutto è sano, sicuro e consensuale. Non voglio nemmeno immaginare cosa accadrebbe se Zeta capitasse nelle mani di mia madre. Ad ogni modo, per il mio modo di vedere le cose, non si dovrebbero mai porre freni all’immaginazione.

  • Che cos’è per te l’erotismo?

Una donna a quattro zampe con un collare al collo e un uomo che le accarezza la testa.

  • In “Zeta” ci sono molte scene di violenza. Donne stuprate, seviziate, sottomesse, qualche volta persino massacrate. Come autrice, e soprattutto come donna, che rapporto credi che ci sia fra violenza e erotismo?

Non credo sia tanto la violenza ad avere un rapporto con l’erotismo, quanto l’abbandono, la perdita del controllo. La “violenza”, se così vogliamo chiamarla, ne è una conseguenza.

  • Cosa pensi del “femminicidio”?

Come ho tenuto a precisare all’inizio del mio scritto, “ogni forma di violenza non desiderata non è cosa positiva”. Penso che gli uomini che abusano di donne che non lo desiderano siano dei deboli; che arrivino a uccidere è a dir poco disgustoso. Una cosa è l’immaginazione (in Zeta sono infinite le donne non consenzienti a essere ridotte a nulla da uomini senza ragione) e un’altra è la vita reale. Personalmente, condanno ogni forma di violenza che non sia desiderata da entrambe le parti.

  • Cos’è per te la masturbazione?

Magia. Ricordo la mia prima volta. Me ne aveva parlato un’amica. Io, cresciuta in un mondo in cui ogni azione ricollegata al sesso altro non era se cosa impura e non contemplabile, pensavo di avere un demone tra le gambe. Ero in bagno, e mi ci chiusi dentro. Cominciai a toccarmi, piano piano, catapultata nel mondo dei miei desideri, che, repressi a lungo, vennero fuori, esplodendo, assordanti, enormi. La masturbazione è il momento di massima intimità, quello in cui faccio i conti con la mia oscurità, quello in cui posso lasciarmi andare senza preoccuparmi di sembrare folle.

  • Hai fantasie erotiche difficili da confessare. Ti sei mai sentita in colpa per i pensieri che fai mentre ti tocchi?

Spesso. Spesso mi sono ritrovata a piangere dopo l’orgasmo. Spesso mi sono sentita strana e sporca. Colpevole. Poi ci si fa l’abitudine. Si fa amicizia con i propri mostri. E  alla fine non si vede l’ora che tornino ancora.

  • Voglio fare un’eccezione. Ti faccio la domanda più scontata e banale che si possa fare ad un’autrice erotica! Quanto di autobiografico c’è nella raccolta?

Ci sono alcuni degli orgasmi presi da scene di vita vissuta e credo che, leggendo il libro, si possa tranquillamente capire quali siano. Posso darvi un aiutino dicendo che sono quelli in cui non muore nessuno. A parte gli scherzi, alcuni orgasmi sono interamente autobiografici.

  • In Zeta ci sono numerosi riferimenti a figure ecclesiali: monache e preti in bilico fra fede e impulsi ancestrali. Sei credente? E quanto pensi che la fede possa contare di fronte alle pulsioni più recondite come quelle carnali?

No, non sono credente ma lo sono stata. Adoro le figure che arrivano a reprimersi a tal punto da perdere il contatto con la realtà delle cose. Penso che nel mio modo di vivere la sessualità abbia influito notevolmente l’essere stata innanzitutto schiava di Dio. Diciamo che riesco a immedesimarmi in loro. Si può cercare in ogni modo di non essere ciò che si è, ma alla fine si fanno sempre i conti con la propria vera natura.

  • La tua è un’opera che può far storcere il naso, al di là del genere letterario. Temi le critiche? E come le affronti?

Temo le critiche ma credo sia impossibile non averne vista la natura dell’opera. Le affronto consapevole che ciò che ho scritto non sia per tutti. Non posso farne una colpa a chi non riesce a comprendere l’orgasmo che posso avere dopo tortura e omicidio. Questa consapevolezza mi aiuta a superare i commenti di chi dice che io sia solo una pazza pervertita. Ormai mi ci faccio una risata.

  • Lettere Animate, la casa editrice della collana erotica Carnet Érot(i)que, ha ricevuto il tuo manoscritto qualche mese fa ma, nel momento di pubblicare, ti sei tirata indietro. Oggi, finalmente, ti senti pronta (lo sei davvero?). Cosa è cambiato da allora?

No, non sono pronta. Zeta è qualcosa di così intimo e personale che saperlo in mano a chiunque lo desideri mi fa una strano effetto. È più o meno come permettere a chicchessia di guardare mentre mi tocco. Non è cambiato nulla, sono sempre stata in bilico tra pubblicare o meno. Paura più che altro, di essere scoperta, di darmi così tanto. Tra i ringraziamenti c’è G, il mio più grande amico. Ha gran parte di merito, lo ha inviato lui il manoscritto a Lettere Animate! Senza di lui, probabilmente starei ancora con il dito sospeso, indecisa  se cliccare o meno il tasto “invia”.

  • Quello di normalità è un concetto che affronti spesso nei tuoi “orgasmi”. Cos’è per te la normalità e tu, quanto ti senti normale?

Quello di normalità è un concetto piuttosto relativo. Io lo associo al concetto di brava ragazza. Studio, amore, famiglia, amici, lavoro… tutto quello che rende una persona perfettamente integrata nella società. Tutto quello che non ha nulla a che vedere con me.

Scheda del libro

intervista a cura di Maddalena Costa


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