eXtrogeNia, Introspezioni

Vento di ponente

705ffcea2e6ae117ec5d2763a2ca1ef7Il riverbero delle carezze ferme a mezz’aria,

petali rosa rimasti sospesi nel vuoto dei giorni vissuti nell’attesa di un bacio.

Lo sento infrangersi sul cuore come vento di ponente.

Soffia sui miei giorni oziando

e cede al suo stesso impeto

che nulla teme,

se non l’amore.

 © Maddalena Costa

 

 

Soundtrack

 

 

 

Recensioni

“Il mostro di rabbia & d’amore” di Vincenzo De Marco

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“Il mostro di rabbia & d’amore” di Vincenzo De Marco – raccolta di poesie edita da Aphorism e Lettere Animate

“Il mostro di rabbia & d’amore”, edito da Aphorism e da Lettere Animate, è l’ opera prima di Vincenzo De Marco, in arte Vincent Cernia. La silloge, così come suggerisce il titolo, si sdoppia seguendo la corrente emotiva di due impulsi agli antipodi: la rabbia e l’amore. Nella raccolta infatti, ci sono poesie dedicate alla vita operaia dello scrittore e componimenti che rimandano a tutto quello che, malgrado il misero grigiore della vita di fabbrica, continua a esistere al di fuori: l’amicizia, la famiglia, la melodia delle sere salentine, la magia della terra pugliese, il suo cielo, il suo mare, i suoi ulivi. Il poeta operaio si racconta e ci racconta, utilizzando un gergo semplice e diretto, emozioni e turbamenti dell’anima, portandoci nel suo mondo attraverso versi crudi e maledetti. La poesia di Cernia è scevra da ornamenti, per nulla artificiosa, tuttavia ardente, appassionata. Sembra quasi che l’autore riversi di getto la sua creatività, vomitando in versi il suo sentire, senza filtri né censure. La rabbia e l’amore sono due facce della stessa medaglia, così come Cernia e De Marco, il poeta e l’operaio, che vivono in simbiosi alternandosi in un microcosmo che diventa universale. Nonostante in alcuni componimenti il tema trattato abbia un forte impatto sociale e sia di grande attualità (l’ILVA di Taranto e l’inquinamento ambientale), l’intento principale dello scrittore sembra essere quello di catapultare il lettore fra le sue righe. E lo fa impugnando la penna come fosse un’arma, utilizzando la sua poesia come fosse operaia stessa delle sue emozioni. Una delle cose che ho più apprezzato dello stile di Cernia è il ripetere continuo e costante della congiunzione “e”. I componimenti assumono così quella melodia straziante tipica di una cantilena che rimesta nel ventre, incessante. Tra le poesie, una in particolare rispecchia perfettamente lo stile dell’autore: “Poco o niente”, dedicata al collega Silvano, suicidatosi qualche tempo fa all’interno del “Mostro”, lo stabilimento siderurgico in cui lo scrittore lavora da oltre quindici anni. Un componimento intenso, violento, acuto. Vincenzo De Marco approda all’editoria con un libro degno di nota. Mi auguro – e qui prendo in prestito la battuta di un mio carissimo amico – che i lampi di genio che ho colto in questa sua opera prima, diventino un sistema solare, e portino Cernia sempre più in alto, magari a cimentarsi nella stesura di un romanzo. Nell’attesa, consiglio agli appassionati di poesia, la lettura di questa meritevole silloge operaia.

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(M)DNA

questa sono io

Il mio dna è un intreccio.
Una sequenza danzante che si ripete all’infinito.
Scrive il mio destino sulla mappa cromosomica annodando versi, tessendo rime su corpi febbrili con mani frementi.
Il mio dna è un viaggio che percorro sulle strade senza tempo di erotismo e poesia.

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A quattro mani

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Giorni immacolati
Si svegliano su albe lattescenti
Hanno il colore argenteo del tempo che afferri
Ne accarezzi gli attimi infiniti e la malinconia è un altro vento
Resta fuori dalla porta e dal mio letto
Dove sono regina. E tu mio re.
Giorni vestiti di bianco che soffiano poesie sulla pelle candida
E cantano canti indelebili
Fatti di sogno
Fatti di noi
Liriche a quattro mani
Con le mani nelle mani
Le dita che si intrecciano
Le bocche che si cercano
Le lingue che si fasciano
Le parole traducono i pensieri
diventano destini
che respirano d’eterno.

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Erotica ninnananna

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Sono nei suoi panni.
Adesso.
L’odore dei suoi abiti ha memorie che accarezzano i pensieri.
Si fanno dita sui seni.
Turgidi, esigenti.
E lingua sulle dita frementi.
Si insinuano lentamente fra le pieghe della carne
e tirano le redini del mio amplesso.
Sono folle. Pazza.
Mi sfioro. Lo sento.
Assenza tangibile
nel silenzio della stanza
rotto dai miei gemiti.
Mi ascolto
e la mia voce è un dolce lamento.
Un canto senza tempo.
Struggente melodia.
La più erotica delle ninnenanne.

Introspezioni

E’ solo domenica

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Mi abbandono distesa
sul talamo di seta
Al mio fianco l’insostenibile inconsistenza dell’oblio
La mia resa è la sua meta
Scivolo
Crollo
Precipito
Mi addormento
Resto supina sui molli pensieri
E sogno
Mi accarezza
Mi prende
Mi penetra
Non svegliatemi…
È solo domenica

Introspezioni

Vieni

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Lentamente scivoli
La tua lingua di fuoco carezza
blandisce
liscia, asseconda, adesca, cattura
Son molle, disfatta
Mi fondo disciolta
Son sputo bava sperma e sangue
Mi bevi
Sono tua
Sei mio
Ti scivolo dentro
e dove passo abito
incendio
saccheggio
conquisto
Sei la mia terra
ed io la tua acqua
Mi bagno, ti bagni
E vengo, e vieni.

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Il vento commosso della mia inquietudine

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Cinque minuti ancora
e sarò dietro la tua porta.
Sono da sola ma entreremo in due.
Io e l’uomo che mi sono portata via al primo sguardo.
Tu.
Che ti ostini ad amarmi
e non ti arrendi al vento commosso della mia inquietudine.
Mi chiedi amore.
Ma il tuo amore non conosce altro amore.
Ed io non conosco amore.
Sono Ninè.
La donna di nessuno,
la cui natura intreccia corpi su letti stropicciati e pensieri sudati fra i biondi capelli.

eXtrogeNia, Introspezioni

Nessuna traccia

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Non lascerò traccia.
Sfilero’ le mutande e sarò su di te, con le gambe che ti cingono saldamente in un abbraccio pelvico.
Dovrai solo reggermi dentro e farmi godere.
Poi sarà il tuo turno.
La mia lingua leccherà via ogni goccia di te.
Ti porterò nella gola, da dove scivolerai dentro.
Sarai come bolo prima di essere assimilato e poi liberato, dai pori della mia stessa pelle.
Perché io ti farò sperma e poi ti renderò libero.
E me ne tornerò a casa, senza lasciare traccia.